Bosco Memoriale Valentina Ratto

Lettera all'Umano oltre l'Umano

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Caro essere umano parte della mia tribù terrestre, ti auguro di salvarti dal cancro.

 

E per salvarti intendo: Ti auguro di non incontrarlo neanche in veste di caregiver.

 

In questo secolo è una delle malattie più frequenti e i disabili invisibili sono così tanti che dobbiamo ripensare da capo le nostre regole sociali.
Gli ospedali strabordano di dolore, spaventi, suoni martellanti, occhiaie nere e coloriti ingialliti. La promessa è quella di una vita dignitosa ma in questo secolo anche i dizionari necessitano di una revisione.

 

Si pensi che è tornata ad assumere un’accettazione positiva la parola Fascismo, e guerra è diventato sinonimo di pace.

 

Per eludere il dolore le case farmaceutiche hanno inventato capsule e pastiglie di ogni nome, forma e colore.

Anche i cerotti non servono più solo per curare la bua, come si diceva 40 anni fa ai nostri cuccioli per rassicurarli.

 

Il Fentanil tiene nella vita dei malati, gli impedisce di impazzire, ma sempre più membri della nostra società vengono gettati agli angoli delle strade per incontrare il principio attivo in circostanze ludiche, se si può dire così; ma mi ripeto e ti rammento che la lingua andrebbe revisionata, non dalla “crusca” ormai obsoleta da quando per la costipazione si suggeriscono nuovi cibi esotici o pratiche sismiche orientali.

 

A volte vedo il mio cancro come una mappa del nostro mondo: zone di pace vacillanti, guerre civili ignorate, guerre utili dal punto di vista economico, più degne di attenzione costante, zone franche, incendi, siccità, deforestazioni, proteste, sollevazioni, unioni pacifiche di cellule che agire per insorgere con forza, reggimenti di tessuti che battono e si ritirata.

 

Caro umano dopo l’umano, abitante di ciò che resta di questo strepitoso pianeta, Ti auguro di unirti ad altri rari umani meravigliosi per risollevare le sorti di questo incredibile granello nell’infinito delle galassie. Te lo auguro per insegnare una parola che spero non sparirà.

 

La parola è Futuro, te la affido, abbine cura e lotta per trasmetterla al resto dell’umanità.

 

Valentina Ratto

Nonno Platano

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Non mi sorprenderà l’inverno, sarò pronto, poche foglie secche attenderanno sui rami scoperti un tremolio e danzeranno con Eolo.

Si poseranno lievi e silenziose, riposeranno accolte dal suolo.

Tu, verrai a tenermi compagnia, ti siederai al mio cospetto con le tue domande.

Respireremo insieme all’unisono, mi prenderò le tempeste e il gelo,
Ne farò tesoro
E quando tornerai a trovarmi
Ti sorprenderò con una nuova primavera.

Se lo vorrai converseremo dei nuovi boccioli fino ai frutti estivi.

Con la nuova fronda ti proteggerò dalla calura, ti suggerirò le risposte.

Insieme, reali quanto invisibili affronteremo un’altra stagione.

Valentina Ratto

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